Flavio Campara, co-autore insieme ad Alfonso Contaldo del libro “Blockchain, criptovalute, smart contract, industria 4.0, ci racconta di come si evolve questo progetto editoriale, risponde ad alcune domande sulla blockchain dal punto di vista giuridico e ci fornisce il suo punto di vista in qualità di esperto.

Oggi abbiamo il piacere di presentarvi Flavio Campara, co-autore insieme ad Alfonso Contaldo del libro “Blockchain, criptovalute, smart contract, industria 4.0. Registri digitali, accordi giuridici e nuove tecnologie.”, Pacini Editore. Flavio ci racconta di come si evolve questo progetto editoriale, risponde ad alcune domande sulla blockchain dal punto di vista giuridico e ci fornisce il suo punto di vista in qualità di esperto.
Buona lettura! 

? Come nasce questo progetto?

? Il progetto in questione nasce dalla comune volontà degli autori e della Pacini Editore – da sempre interessati alle problematiche e alle sfide che la tecnologia pone al mondo del diritto – di elaborare un volume in grado di fornire una panoramica giuridica su alcuni importanti passaggi tecnologici in atto nella nostra epoca, che vedono protagonisti la blockchain, le criptovalute, gli smart contract e l’industria 4.0. 

? Qual è la finalità del libro?

? La finalità di base di questo lavoro è fare il punto della situazione su questioni in evoluzione sotto il profilo delle definizioni concettuali e rispetto agli ambiti giuridici, sollevando interrogativi e aprendo spunti di riflessione multidisciplinare e multisettoriale. 
Trattasi di temi che, per la portata e la rilevanza che hanno, devono essere studiati con un’attenta analisi e con un approccio “equilibrato”, senza fughe in avanti e senza generare “stravolgimenti giuridici”, facendo anzitutto un po’ di chiarezza dal punto di vista terminologico. Molto spesso infatti si registra, tanto a livello di opinione pubblica quanto a livello legislativo, giurisprudenziale e dottrinale, un uso improprio e disinvolto di termini che, invece, si riferiscono a concetti anche molto distanti fra di loro, cosa che inevitabilmente genera confusione e fraintendimenti di ogni sorta.
Per ciascun argomento si propone una descrizione dal punto di vista tecnico-tecnologico, sottolineandone le peculiarità e i limiti; si passa poi a presentare le connesse questioni giuridiche più rilevanti e critiche, nonché le relative discipline normative sulla scorta delle posizioni e degli indirizzi interpretativi espressi da legislatore, giurisprudenza, dottrina, autorità di vigilanza e regolamentazione; si delinea infine un quadro dei possibili ambiti applicativi cui concretamente tali tecnologie possono venire ad esistenza.

Flavio Campara, co-autore insieme ad Alfonso Contaldo del libro “Blockchain, criptovalute, smart contract, industria 4.0, ci racconta di come si evolve questo progetto editoriale, risponde ad alcune domande sulla blockchain dal punto di vista giuridico e ci fornisce il suo punto di vista in qualità di esperto.

? In questo libro avete dato ampio spazio all’ambito giuridico della blockchain. L’Italia è indietro o può competere con Svizzera e Malta?

? A livello globale, molti Paesi – inter alia, Svizzera e Malta – si sono adoperati per pervenire ad una regolamentazione in materia di blockchain e cryptoasset maggiormente favorevole e attrattiva per la crypto-industry, specialmente per ciò che inerisce le ICO/STO, registrandosi una vera e propria competizione in questo senso. 
Se osservata solamente da questa prospettiva l’Italia è, senz’altro, in ritardo rispetto a Svizzera e Malta, essendo due tra i primi Stati ad aver emesso regolamentazioni di una certa rilevanza a livello mondiale.
Tuttavia il nostro Paese può ridurre il gap iniziale – ed è già su questa strada, tutt’altro che in discesa – osservando più attentamente cosa è accaduto e cosa accade sullo scenario internazionale in materia, al fine di pervenire ad una regolamentazione maggiormente ponderata e consapevole, che si pone in un’ottica quantomeno di medio periodo.    
Dapprima l’Italia ha aderito, il 27 settembre 2018, alla Dichiarazione sull’istituzione di una Partnership sulla blockchain, che costituisce un’iniziativa dell’Osservatorio e Forum Blockchain europeo, istituito dalla Commissione europea il 1° febbraio 2018.
In secondo luogo, il legislatore italiano ha emanato il decreto legge 14 dicembre 2018, n. 135, “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione” (c.d. decreto semplificazioni) – convertito con modifiche nella legge 11 febbraio 2019, n. 12 – all’interno del quale si trova la prima normativa nazionale su “Tecnologie basate su registri distribuiti e smart contract” (art. 8-ter del decreto de quo). 
Ed ancora nello stesso, l’Italia, in linea con il resto d’Europa, ha istituito presso il MISE un gruppo di esperti per l’elaborazione di una strategia nazionale di progetti blockchain e di AI, valido punto di partenza per eventuali modifiche alla normative in commento.

? Dato il quadro normativo attuale, quali integrazioni giuridiche dovrebbero essere implementate?

? A mio parere, consiglierei al legislatore di non normare ulteriormente l’innovazione tecnologica e, in particolare, quanto concerne la blockchain, le DLT e gli smart contract, con disposizioni troppo stringenti e cavillose poiché molteplici sono i rischi reali. 
Invero, da un lato, il nostro ordinamento già possiede degli istituiti e delle categorie giuridiche proficuamente spendibili per individuare la disciplina, di volta in volta, più idonea per la materia; dall’altro, un’iper normazione od una normazione non di qualità frena lo sviluppo tecnologico, anziché incentivarlo, dal momento che non si forniscono regole chiare ed inequivoche per chi voglia operare in questi settori. 
Sono dell’avviso, inoltre, di adottare un approccio soft law con il modello c.d. sand box, che si confà alla natura di una tecnologia come quella della blockchain che, per crescere ed evolversi, ha bisogno di una giurisdizione che segua il percorso di sperimentazione al fine di comprenderne le esigenze e limitarne i rischi. 
Infine, reputo più che naturale che ad occuparsi delle specifiche norme di settore siano soggetti esperti e competenti in materia poiché in grado, prima di altri, di individuare le potenzialità e i profili di rischio che un tipo di normazione ha sulle tecnologie innovative. 

Flavio Campara, co-autore insieme ad Alfonso Contaldo del libro “Blockchain, criptovalute, smart contract, industria 4.0, ci racconta di come si evolve questo progetto editoriale, risponde ad alcune domande sulla blockchain dal punto di vista giuridico e ci fornisce il suo punto di vista in qualità di esperto.

? In generale, quali misure (politiche, economiche ecc.) bisognerebbe attuare per dare impulso alla diffusione nell’utilizzo della tecnologia blockchain in Italia?

? In primis ritengo che nessun tipo di innovazione tecnologica – quanto mai vero per la blockchain – potrà avere successo se non si pongono in atto serie e massicce azioni volte a contrastare il digital divide e l’analfabetismo tecnologico-informatico. All’alba del 2020, infatti, molte aree della penisola non posseggono neanche quelle infrastrutture ICT basiche per accedere ai servizi essenziali, e un numero elevato di italiani, in linea trasversale, non è in grado di usare in modo corretto, pieno e consapevole gli strumenti ICT. 
Perciò il soggetto pubblico e quello privato, in modo collaborativo, dovrebbero adottare misure di natura economico-finanziaria ma anche, e soprattutto, di carattere culturale, realizzando importanti investimenti infrastrutturali, seguendo best practice, favorendo la formazione, effettuando seminari e campagne informative dedicati. 
Se non si comprende e non si risolve il vero problema, l’offerta di soluzioni blockchain, per quanto esse possano essere innovative, utili e d’impatto, non solo ne risulteranno depotenziate ma non saranno idonee ad intercettare la domanda proveniente da imprese, istituzioni pubbliche, cittadini, vanificando così il proprio obiettivo.

? Attualmente, in Italia quali sbocchi lavorativi offrono il settore della blockchain e delle criptovalute?

? Nonostante continui ad aleggiare uno scetticismo di fondo nei confronti della blockchain e delle criptovalute, attualmente il settore con maggior terreno fertile e con più potenzialità in Italia sembra essere quello della blockchain, per il semplice fatto che essa costituisce la base tecnologica per una vasta gamma di ambiti applicativi che comprende quello bancario, assicurativo, finanziario, dei pagamenti digitali, dell’agrifood, sanitario, dei brevetti e della proprietà intellettuale, della p.a., dell’energia elettrica, etc..
Diversi soggetti privati e pubblici, a livello nazionale e locale, stanno dando avvio a progetti blockchain di qualità e con positive prospettive. Se pensiamo all’Italia, la blockchain può giocare un ruolo di rilevanza strategica per il Made in Italy, uno dei pilastri della nostra economia ed una delle nostre eccellenze riconosciuto in tutto il mondo. Segnalo, pertanto, l’iniziativa del MISE, in collaborazione con IBM, relativa al primo progetto pilota che promuove l’applicazione della tecnologia blockchain alle PMI, il cui scopo è quello di individuare i vantaggi di tale tecnologia dal punto di vista della tracciabilità dei prodotti lungo la filiera, della certificazione al consumatore della loro provenienza, della lotta alla contraffazione, della garanzia della sostenibilità sociale ed ambientale delle produzioni del Made in Italy.


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